Giro delle quattro regioni

Come raggiungere il punto di partenza

Punto di partenza: Ottone

Per chi proviene da Milano: uscita autostrada A1 Piacenza sud, tangenziale sud di Piacenza direzione Genova, SS 45 direzione Genova. Dall’uscita A1 ad Ottone 78 km.

Per chi proviene da Bologna: uscita autostrada A1 Piacenza sud, tangenziale sud di Piacenza direzione Genova, SS 45 direzione Genova. Dall’uscita A1 ad Ottone 78 km.

Per chi proviene da Genova: SS 45 direzione Piacenza. Da Genova ad Ottone 65 km.

L’itinerario 

Partiti da Ottone, ultimo avamposto piacentino, ma lingua ligure, ci scaldiamo la gamba sulla SS 45 direzione sud, per circa 15 km; superato Loco, dopo 2 km giriamo a destra imboccando la “SP 16 Casa del Romano”. La salita inizia regolare con ampi tornanti che prendono quota dolcemente nel bosco. Dopo pochi minuti, tra Cassingheno e Fascia, il verde brillante della macchia viene interrotto dal giallo intenso dei maggiociondoli; un vero tripudio, su entrambi i lati della strada. Uno spettacolo naturale che ci emoziona a tal punto da farci (quasi) rimpiangere il raggiungimento del valico, alla Casa del Romano a 1406 mslm, dopo 15 km di salita. I rari villaggi sparsi sulle pendici sono le uniche macchie di colore che risaltano tra le mille tonalità del verde. Il tempo di indossare la mantellina, dare ancora una rapida occhiata, e poi giù, lungo la SP 147, schivando sassi e buche, ammirando le rovine di un castello medioevale.

Dita sui freni, occhi molto aperti e molte forze da recuperare per spenderle poi sulla lunga seguente risalita, fino ai 1000 m di Montaldo di Cosola, in val Borbera. Qui, un piatto di tagliolini fatti in casa, ci ridona ottimismo e la giusta carica per affrontare gli ultimi 7 km di salita. La fatica si sente ma i tornanti della SP 140 aiutano il povero cicloturista, ora in piena crisi “digestiva”, a superare le ultime difficoltà. Siamo al valico, Capanne di Cosola 1500 mslm. Adesso, davanti a noi, il panorama lascia a bocca spalancata. Il monte Lesima, l’Alfeo, la Val Boreca, stretta ed impervia, e la stradina che scende; è il momento migliore della giornata in bici. Una discesa di quasi 20 km, una vera libidine cicloturistica che sembra non finire mai. Il piccolo corridoio asfaltato, ora tappetino di velluto ora ricoperto di sassi e buche, guizza e scompare nel bosco, aggira il monte, si infila tra le case dei borghi. Curve, controcurve, brevissimi rettilinei, qualche stretto tornante; dopo Zerba il ritmo diventa meno nervoso, si mollano i freni, la bici scorre silenziosa tra la vegetazione fino alla deviazione per Tartago.

La contropendenza assassina ci avvisa del nostro arrivo imminente sulla SS 45. Quattro pedalate in falsopiano ed Ottone è pronta per il nostro arrivo, dopo 85 km e oltre 2000 m di dislivello. Su queste strade nascoste, in questi posti sconosciuti, scoviamo emozioni che faranno parte di noi per sempre. È la magia della bici, che si ripete ogni volta, sempre uguale, sempre nuova. Un giro nell’Appennino che tocca i lembi nascosti di quattro regioni, Lombardia, Liguria, Piemonte ed Emilia, attraversati da piccole stradine dimenticate, vuote, tra montagne verdi quasi disabitate. Circondati solo dal rumore dei boschi dilatato da un silenzio quasi irreale, ci sentiamo come animali selvatici, smarriti ed ansimanti per lo sforzo, e, nello stesso tempo, nel loro elemento naturale. In sella alle nostre bici ci perdiamo in un mondo che sembrava, dalla piatta pianura, perduto per sempre; luoghi adatti a imboscate partigiane, fughe di disertori, assalti di briganti. 

Tratto da "Cicloturismo in Libertà" di Dino Schiavi e Graziano Majavacchi